Dossier di ricerca · v4 · Pompei ed Ercolano · fonti verificate al 30/08/2026

Dopo il 79
Pompei ed Ercolano

Sedici secoli tra l'eruzione e il primo colpo di piccone. Non furono secoli di silenzio: furono secoli di scavo senza archeologia. E a quindici chilometri, sotto venti metri di correnti indurite, la stessa notte produceva una storia di scavo incompatibile con questa.

Il seppellimento Le fonti antiche La distribuzione delle prove Gli scavi antichi La rioccupazione Le cause Lo spazio di ricerca Ercolano Il registro delle verifiche
00 — Premessa

La domanda va corretta prima di rispondere

Si scavò, eccome. Si scavò dai giorni immediatamente successivi all'eruzione e si continuò per secoli. Quello che non esisteva non era lo scavo: era lo scavo per conoscere.

Seconda correzione: il cantiere di Domenico Fontana (1594–1600) non fu uno scavo, fu un'opera idraulica che tagliò la città sepolta senza riconoscerla. Il primo scavo intenzionale a Pompei è del 23 marzo 1748 — e anche quello non era archeologia: era caccia a pezzi da museo per la reggia di Portici.

Valutazione — mia, da discutere

La domanda che regge davanti a una commissione non è «perché nessuno scavò». È: perché, per sedici secoli, nessuno ebbe una ragione per voler sapere che cosa ci fosse là sotto? È una domanda di storia culturale, non di archeologia — ed è la ragione per cui il progetto può interessare tanto uno storico quanto un latinista.

1684 anni tra l'eruzione e l'iscrizione che dà il nome al sito 79 → 1763
15 anni di scavo prima di sapere che fosse Pompei 1748 → 1763
≈5 m di deposito nel settore indagato, di cui 3,1–3,3 m di lapilli Sparice et al. 2024
82 anni dopo l'eruzione: la moneta persa negli Horrea 161 d.C. · Zuchtriegel et al. 2025
01 — Il seppellimento

Cinque metri, e non tutti

Il dato materiale viene prima di tutto il resto, perché condiziona ogni comportamento successivo. Questa sezione è in scala: il deposito contro l'alzato di una casa a due piani.

Sezione in scala — deposito del 79 d.C. contro l'alzato domestico

Scala verticale reale, 1 m = 26 px. Le altezze della casa sono convenzionali; gli spessori del deposito vengono dal settore pubblicato.

Sezione in scala del deposito del 79 d.C. contro una casa a due piani Circa 5 m di deposito: 3,1–3,3 m di lapilli pomicei alla base, sopra i depositi da correnti piroclastiche. Una casa alta 9 m ha il piano terra interamente sepolto e il piano superiore e il tetto ancora fuori. ≈ 5 m deposito totale 3,1–3,3 m lapilli CORRENTI PIROCLASTICHE — CENERE E SURGE LAPILLI POMICEI GRIGI LAPILLI POMICEI BIANCHI PIANO DI CALPESTIO, 79 D.C. Il piano superiore e il tetto restano fuori 4 m su 9 di alzato
Sparice, Amoretti, Galadini, Di Vito, Terracciano, Scarpati, Zuchtriegel 2024 · 10.3389/feart.2024.1386960
La conseguenza

Pompei non è mai stata invisibile: è diventata illeggibile. Con cinque metri, un piano terra alto quattro sparisce e il piano superiore no. È la ragione fisica per cui la città resta raggiungibile — dai recuperanti, dai saccheggiatori e, quattro secoli dopo, da chi ci torna ad abitare.

⚠️ Precisazione

Lo spessore varia da un punto all'altro della città. La misura vale per il settore pubblicato, non per tutta Pompei. Lo spessore massimo del solo deposito di caduta è di 2,8–2,9 m.

02 — Le fonti antiche

Che cosa dicono davvero Svetonio e Cassio Dione

Qui il professore di lettere classiche ti aspetta al varco, perché i due passi sono continuamente citati per dire più di quanto dicano.

Curatores restituendae Campaniae e consularium numero sorte duxit; bona oppressorum in Vesuvio, quorum heredes non exstabant, restitutioni afflictarum civitatum attribuit.

Estrasse a sorte, tra i consolari, dei curatori per il restauro della Campania; assegnò i beni di chi era perito sul Vesuvio senza lasciare eredi alla ricostruzione delle città colpite. Svet., Tit. 8.4

Cassio Dione conferma e integra: Tito manda «due ex consoli ai Campani per sovrintendere alla ricostruzione della regione», distribuisce denaro e assegna ai superstiti i beni di chi era morto senza eredi. Dione 66.24

Il punto che regge in sede d'esame

Dione nomina Pompei ed Ercolano, ma nel racconto della distruzione: «seppellì due intere città, Ercolano e Pompei» (66.23.3). Nel racconto dei soccorsi (66.24) e in Svetonio (8.4) l'oggetto dell'intervento imperiale è la Campania come regione e le afflictae civitates in generale. Nessuna fonte antica documenta un tentativo di ricostruire Pompei. L'aiuto va ai vivi, non alle rovine.

Il resto della tradizione letteraria è quasi muto

  • Plinio il Giovane, Ep. 6.16 e 6.20: l'eruzione e la morte dello zio. Non il dopo.
  • Tacito, Hist. 1.2: menzione; la trattazione distesa è perduta.
  • Giuseppe Flavio, Ant. Iud. 20.144: promette un racconto che non ci è arrivato.
  • Marziale 4.44 e Stazio, Silv. 3.5.72–75; 4.4.78–85; 4.8.3–5; 5.3.205–208: registro elegiaco, non documentario. Sono lamenti sul paesaggio perduto.
Verificato — le edizioni su cui controllare

Non citare Marziale e Stazio da raccolte online: la numerazione balla (ho trovato pagine che danno Marziale 4.44 come 4.4). Le edizioni di riferimento sono queste, e i dati bibliografici li ho verificati sulle pagine degli editori:

  • Marziale — W. M. Lindsay (a cura di), M. Val. Martialis Epigrammata, Oxford Classical Texts, ISBN 9780198146254. Con traduzione: D. R. Shackleton Bailey, Epigrams, vol. I (Spectacles, libri 1–5), Loeb Classical Library 94, Harvard University Press, 1993, ISBN 9780674995550 — il 4.44 è in questo volume.
  • Stazio — E. Courtney (a cura di), P. Papini Stati Silvae, Oxford Classical Texts, Clarendon Press, 1990, 200 pp., ISBN 9780198146834.
03 — La distribuzione delle prove

Il vuoto è nella documentazione, non nella storia

Ho messo su un asse unico tutte le evidenze datate e tutti gli eventi documentati che compaiono nelle fonti che ho verificato. Il risultato è il grafico qui sotto — ed è la cosa più utile da mostrare a una commissione, perché rende visibile un argomento invece di enunciarlo.

Evidenze datate ed eventi documentati, 79 – 2026

Asse lineare. Ogni punto è un dato che compare nelle fonti verificate; le barre sono intervalli di datazione.

Evidenza materiale datata Evento documentato
Dati estratti da: Zuchtriegel et al. 2025 · E-Journal 2026.09 · Sparice et al. 2024 · PAP · Britannica · Parslow 1995
AnnoTipoDatoFonte
Come leggerlo

La lacuna tra il V e il XV secolo non è una prova di abbandono. È l'effetto combinato di due cose: gli scavi che hanno rimosso le fasi post-79 per arrivare al livello del 79, e il fatto che nessuno abbia mai cercato quelle fasi. Il catino invetriato del XV secolo, trovato nel 2026, chiude la lacuna a un capo. L'altro capo è ancora aperto — e questo è spazio di ricerca, non un buco nell'argomento.

04 — Gli scavi antichi

Si scavò subito: prima per recuperare, poi per saccheggiare

  • Recupero dei proprietari. Attrezzi da scavo accanto ai corpi; cunicoli scavati da un ambiente all'altro; brecce nelle pareti delle stanze svuotate.
  • Spoglio sistematico dei materiali. Marmi, blocchi di pietra e piombo asportati dalle terme, dal Foro, dai teatri, dall'Anfiteatro. Parco Archeologico di Pompei, Pompei dopo l'eruzione
  • Tombaroli antichi, documentati dallo scavo. Nella Casa con Giardino (Regio V) almeno sei individui risultano «rivoltati, contorti e trascinati» da chi cercava oggetti; anelli sfuggiti al saccheggio erano staccati dai corpi. PAP, comunicato del 24/10/2018
Perché conta

Non è colore. È la prova che qualcuno sapeva dov'era la città, sapeva che c'era roba e sapeva come arrivarci. Sedici secoli di «oblio» non reggono davanti a una stanza svuotata.

Il caso domus pertusa — e come va citato

All'ingresso della Casa di N. Popidius Priscus (VII.2.20), sul lato sud del Vico del Panettiere, Fiorelli registrò un graffito inciso con un chiodo e lo interpretò come il segnale lasciato da chi aveva già svuotato l'edificio, collocando l'operazione «probabilmente all'epoca degli Antonini».

⚠️ Correzione rispetto alla versione precedente

Il graffito era in greco. Domus pertusa non è il testo dell'iscrizione: è l'equivalente latino che Fiorelli ne diede. Le fonti che ho potuto raggiungere non riproducono il testo greco. Se scrivi «il graffito domus pertusa» a un epigrafista, la prima cosa che ti dirà è questa.

Del numero CIL IV non ho trovato traccia. L'Ancient Graffiti Project non registra graffiti per questa proprietà, ma il suo silenzio non prova nulla: il database copre di Pompei solo il Lupanare, il campus della palestra, la Regio I insula 8, la Regio V insula 1 e tutta la Regio VIII — la Regio VII non è coperta. Il posto dove cercare è il CIL IV a stampa e i suoi supplementi De Gruyter curati da Solin, Varone e Kruschwitz; il fascicolo 4.2 (2021) copre il commento a CIL IV 1205–7108, il 4.3 è del 2023 e il 4.4 non è ancora uscito.

05 — La revisione in corso

Pompei fu riabitata, e l'archeologia ha cancellato le prove

È la parte più recente e la più interessante da presentare, perché non è una curiosità: è una revisione metodologica pubblicata dal Parco stesso. Lo scavo stratigrafico nell'Insula meridionalis documenta due fasi post-eruzione.

  • Fine I – inizi III secolo — sigillata africana nelle forme Hayes 5–23, marmi di riuso, una moneta di età di Marco Aurelio (161 d.C.).
  • IV–V secolo — insediamento stabile: forni da pane ricavati nelle cisterne, focolari, macine a mano, lucerne con monogramma costantiniano, folles del 326, sepolture di neonati e di equini.

Dopo il 79, Pompei riemerge meno come città che come agglomerato precario e grigio, una specie di accampamento, una favela tra le rovine ancora riconoscibili.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Pompei

La tesi metodologica — «inconscio archeologico»

Gli autori sostengono che le tracce post-79 siano state letteralmente rimosse dagli scavi precedenti, perché ogni campagna puntava a raggiungere il livello del 79 d.C. La documentazione che risponderebbe alla tua domanda l'ha distrutta la disciplina che avrebbe dovuto raccoglierla. Per una presentazione, questo è un tema più forte dell'eruzione stessa.

⚠️ Conflitto ridotto, non chiuso

Sull'articolo del 2026 il nome Giuseppe Barbella non è una firma nel testo: compare nel campo meta-author della pagina web, cioè nei metadati del CMS del Parco. Lo stesso vale per «Antonio Benforte» sull'articolo del 2025, il cui PDF riporta invece i cinque autori che cito. Per il 2026 la stampa specializzata (Archaeoreporter, 21/08/2026) attribuisce il lavoro a Borsa, Motisi, Ortino, Salvatori, Zuchtriegel; Naòs e Artribune non danno alcun elenco di autori. Il PDF pesa oltre 30 MB e i miei strumenti non lo aprono.

Cosa fare: apri il PDF, guarda l'intestazione della prima pagina, cita quella. È l'unico passaggio che chiude la questione, e ti costa un minuto.

Il pezzo da mostrare

La città stratificata, esplorabile

Lo stesso dossier, ma camminandoci dentro. Otto fasi dal 79 al cantiere di oggi: il deposito sale di cinque metri e i piani terra spariscono, i tetti vengono spogliati, sui piani superiori emergenti compaiono le strutture del IV–V secolo, la collina viene coltivata, il canale di Fontana taglia la città. Ogni cono verde è un punto in cui questo dossier ha un dato.

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07 — Le cause

Perché nessuno scavò per sapere

I

Il valore recuperabile era già stato recuperato

Tra superstiti, autorità imperiali e saccheggiatori, ciò che era vendibile o riutilizzabile uscì dal sito nell'arco di pochi secoli. Chi arriva dopo non ha un incentivo economico a scavare.

II

Il luogo non fu dimenticato: si perse il nome

La collina continuò a chiamarsi Civita; la Tabula Peutingeriana porta Pompeis tra Oplontis e Nuceria/Stabiae; e ora la ceramica del XV secolo prova la frequentazione. Quello che si smarrì non fu il posto, ma la corrispondenza tra quel posto e quel nome.

III

Non esisteva la pratica dello scavo conoscitivo

Fino all'antiquaria moderna le rovine sono cava di materiale o riserva di curiosità, non fonte di conoscenza. La stessa Britannica data «l'inizio della scienza archeologica moderna» ai lavori di metà Settecento su queste città: prima di allora il gesto non era disponibile.

IV

Quando si scavò, si scavò per il re

Obiettivo dichiarato del cantiere borbonico: individuare ed estrarre opere d'arte e manufatti per decorare la reggia di Portici. Alcubierre credette inizialmente di essere a Stabiae. Parslow 1995

⚠️ Una causa che ho dovuto ritirare

Nella versione precedente c'era una quinta causa: «il seppellimento fu rinforzato dalle eruzioni successive» — Pollena 472 e Vesuvio 1631. L'ho verificata e non regge.

De Simone, Perrotta & Scarpati 2011 studiano due soli siti, entrambi sul versante settentrionale (Pollena Trocchia e Somma Vesuviana): Pompei non è tra questi. L'Osservatorio Vesuviano dell'INGV colloca la dispersione del 472 nei settori nord-occidentale e sud-orientale, e quella del 1631 sui fianchi meridionali e occidentali con i flussi piroclastici fino al mare a Torre del Greco e Torre Annunziata; Rosi, Principe & Vecci 1993 confermano Torre Annunziata (7,5 km dal cratere) e Torre del Greco (8,5 km). Nessuna di queste fonti indica Pompei come area di deposito.

Quello che resta vero del 1631 è un'altra cosa, e va detta così: dopo quell'eruzione il cantiere del canale e l'interesse per l'area vengono abbandonati. È un fatto di storia dell'attenzione, non di stratigrafia.

08 — Lo spazio di ricerca

Nessuno ha pubblicato che cosa c'è sopra il 79

Cercando di verificare la causa ritirata è saltata fuori una cosa più interessante della causa stessa. La domanda «che cosa sta sopra il livello del 79 dentro le mura di Pompei — tefra di eruzioni successive? colluvio? suolo agricolo? e di che spessore?» non ha una risposta pubblicata che io sia riuscito a trovare.

L'unica affermazione peer-reviewed che si avvicina è in uno studio di microzonazione sismica del Parco: per le aree non scavate gli autori scrivono «we assume that there are ca. 5 m of 79 AD pyroclastic deposits and more recent soils». È un'assunzione dichiarata, non un dato stratigrafico: i «suoli più recenti» non sono datati né attribuiti.

Amato, Covolan, Dessales, Santoriello 2022, Geosciences 12(7), 275 · DOI 10.3390/geosciences12070275

Come usarlo in un progetto di ricerca

Una lacuna nominata con precisione vale più di dieci pagine di stato dell'arte. La formuli così: manca uno studio geoarcheologico della colonna stratigrafica sopra il livello del 79 nel perimetro urbano, e senza quello non si può dire se la città sia stata progressivamente coperta, erosa o stabile per sedici secoli. Si aggancia direttamente all'«inconscio archeologico» di Zuchtriegel e colleghi: quella colonna è esattamente ciò che gli scavi hanno asportato.

Prima di dichiararla in un proposal, però, fai una verifica bibliografica seria — banche dati, non motori di ricerca. Una ricerca web esaustiva non lo è.

09 — Ercolano

La stessa eruzione, due storie di scavo

Ercolano non è il caso di controllo di Pompei: è il caso che rende visibile che cosa, a Pompei, dipende dal deposito e non dagli uomini. Stessa notte, stesso vulcano, quindici chilometri di distanza — e due archeologie incompatibili.

Perché il seppellimento è diverso

A Pompei arriva prima la ricaduta pliniana: ore di pomici che cadono dal cielo, e che danno il tempo di uscire di casa. Le correnti piroclastiche vengono dopo. A Ercolano quella fase non c'è: l'asse di dispersione della colonna punta a sud-est, verso Pompei, e la città sul mare riceve correnti piroclastiche fin dall'inizio.

Il risultato è un deposito di natura diversa e di spessore incomparabile. Il Parco Archeologico di Ercolano scrive, testualmente, che gli scavatori borbonici dovettero superare «approximately 20 m of volcanic subsoil to reach the floor of the ancient city».

Pensa, Capra, Giordano, Corrado 2023, Scientific Reports 13, 5622 · DOI 10.1038/s41598-023-32623-3 · Parco Archeologico di Ercolano, La scoperta e gli scavi

⚠️ Le fonti divergono

Sullo spessore non c'è una cifra sola. Maiuri (1960) scrive «16 e più metri sul piano della città antica»; il Parco dice «circa 20 m»; D'Andrea e altri (2019), lavorando al GIS dell'Herculaneum Conservation Project, scrivono «often up to 30 metre below the modern town». Nel modello 3D è disegnato 20 m, il valore modale, e il conflitto è dichiarato lì come qui. Non lo risolvo: le tre cifre misurano cose leggermente diverse (deposito sopra il piano antico, deposito complessivo, profondità sotto la quota moderna) e nessuna fonte lo esplicita.

≈20 m di deposito da attraversare per raggiungere il piano antico Parco Archeologico di Ercolano
12 fornici sulla spiaggia antica, sei per lato della scalinata Pappalardo 1994
>4 ha visibili, su una città stimata dal Parco in circa venti ettari Parco Archeologico di Ercolano
25 m sotto la quota stradale: il teatro, raggiungibile solo per cunicoli Parco Archeologico di Ercolano

Venti metri seppelliscono peggio e conservano meglio

È il paradosso che vale la pena portare a voce, perché ribalta l'intuizione. Le correnti piroclastiche di Ercolano carbonizzano invece di bruciare: privano il legno dell'ossigeno e lo trasformano in carbone senza consumarlo. Da lì arrivano travi, tramezzi, porte, mobili, e la Casa a Graticcio — un edificio in opus craticium, telaio ligneo riempito di canne e malta, l'edilizia economica romana, che a Pompei semplicemente non sopravviverebbe.

Dalla stessa chimica vengono i rotoli di papiro carbonizzati della Villa dei Papiri: l'unica biblioteca dell'antichità classica arrivata a noi come corpo fisico, e non per copia manoscritta medievale.

Valutazione — mia, da discutere

Questa è la ragione per cui il confronto non è decorativo. Se Pompei è la città dove si vede la pianta e Ercolano quella dove si vede il materiale, allora la domanda del dossier — perché non si scavò per sapere — riceve a Ercolano una risposta diversa e più netta: a Ercolano non si scavò per sapere perché, letteralmente, non si poteva scavare a cielo aperto. Si scavò per cunicolo, come in miniera, e il cunicolo restituisce oggetti, non contesti.

La spiaggia e i fornici

Sotto le terrazze dell'Area Sacra e di Marco Nonio Balbo, al livello dell'antico litorale, si aprono dodici ambienti voltati — sei a ovest e sei a est della scalinata — interpretati come depositi per attrezzi da pesca e ricovero per piccole imbarcazioni.

Dagli anni Ottanta vi si trovano resti umani, in nove dei dodici vani: chi non riuscì a imbarcarsi. Con loro gioielli, ceste, borse con monete, chiavi di casa, amuleti, attrezzi da lavoro, un set chirurgico. Sulla spiaggia, una barca lignea e il pronao crollato del tempio di Venere.

Parco Archeologico di Ercolano, I fuggiaschi · Pappalardo 1994, Enciclopedia dell'Arte Antica · Guidobaldi & Esposito 2013, pp. 21–26 · Martyn, Craig, Ellingham, Islam, Fattore, Sperduti, Bondioli, Thompson 2020, Antiquity 94(373), 76–91 · DOI 10.15184/aqy.2019.215

⚠️ Il numero dei morti non è un dato stabile

Il Parco Archeologico indica circa 300 vittime nei fornici. Pappalardo, nel 1994, scriveva 230 in tutto, di cui una sessantina sulla spiaggia stessa. La voce inglese di Wikipedia riporta una progressione: 55 nei primi sei vani (1980–82), poi 296, poi «eventually 340 bodies». Parte della differenza è quasi certamente l'anno di pubblicazione e non un disaccordo di merito — ma nessuna fonte lo dice, quindi non lo presento come risolto. Se citi una cifra, cita anche la data della fonte.

Chi scavò, e come

1709 ca.

Lo scavo di un pozzo intercetta strutture antiche: è il ritrovamento accidentale legato al nome del principe d'Elbeuf, che da lì avvia una raccolta di marmi. Da verificare: la pagina ufficiale del Parco che ho letto non riporta questo episodio né la sua data, e non ho controllato una fonte primaria.

1738

«In 1738, at the behest of the King of Naples, Charles of Bourbon, the first systematic explorations of Herculaneum's subsoil began through a network of shafts and tunnels which made it possible to overcome the approximately 20 m of volcanic subsoil to reach the floor of the ancient city.» Il primo monumento raggiunto è il teatro. Lo scavo di Ercolano comincia dieci anni prima di quello di Pompei — e comincia sottoterra.

1754

Karl Weber redige la pianta della Villa dei Papiri rilevata per cunicoli. È il documento che ancora oggi orienta le indagini in quel settore, perché la villa resta in gran parte sepolta.

1927

«it was only in 1927 that the new excavations of Herculaneum began, under the direction of Amedeo Maiuri»: è l'inizio dello scavo a cielo aperto, quello che ha prodotto l'area che oggi si percorre. Da verificare l'anno di conclusione della campagna: le fonti che ho letto danno cifre diverse e non ho trovato quale sia corretta.

anni 1980

«In the 1980s, there was a new impetus for excavations at Herculaneum that unearthed the ancient shoreline, leading to the discovery of the skeletons of the escapees and a boat.» Fino ad allora si riteneva che gli abitanti fossero riusciti a fuggire quasi tutti: è una delle correzioni più nette prodotte da uno scavo nel Novecento.

Tutte le citazioni fra virgolette: Parco Archeologico di Ercolano, La scoperta e gli scavi (versione inglese, letta il 30/08/2026) · Weber 1754: Ministero della cultura, scheda Villa dei Papiri

Quanto è scavato, e perché il resto non si scava

Il Decumano Massimo è il confine: «funge oggi da demarcazione tra la zona scavata e quella ancora sepolta sotto corso Resina». Corso Resina è l'antica Strada Regia delle Calabrie, la via per Napoli. Sotto ci sono il resto della città, il teatro, la Villa dei Papiri.

Della città sono visibili «oltre quattro» ettari secondo il Parco: quattro insulae intere più le Insulae Orientalis I e II, e in parte la II e la VII. Dei cinque cardini se ne vedono tre — il terzo, il quarto e il quinto; dei tre decumani, due.

⚠️ Due conflitti sulle dimensioni

Estensione della città. Il Parco la calcola «ipoteticamente in circa venti ettari». Maiuri nel 1960 dava un rettangolo di 370 × 320 m, «una superficie, compresi gli edifici extramurali, di non oltre 11-12 ettari». Le due cifre non si conciliano; quella di Maiuri è internamente coerente (370 × 320 = ~11,8 ha) ed è l'unica misura metrica pubblicata che ho trovato.

Superficie scavata. «Oltre quattro ettari» per il Parco; «areas totalling some 60.000 square metres» — cioè sei ettari — nel lavoro GIS dell'Herculaneum Conservation Project. Nessuna delle due fonti spiega la differenza. È plausibile che la seconda includa settori non aperti al pubblico, ma è una mia congettura, non un dato.

La ragione per cui il resto non si scava non è archeologica. L'UNESCO la mette per iscritto: l'integrità del sito «would be improved by inclusion within the property… of the theatre and the largest part of the ancient town with its most significant public monuments still lying beneath the modern Ercolano».

Sopra c'è una città viva. Scavare Ercolano significa espropriare e demolire Ercolano — il comune che, con D.P.R. 12 febbraio 1969, n. 40, ha smesso di chiamarsi Resina per prendere il nome della città che ha sotto.

Parco Archeologico di Ercolano, Area archeologica · Maiuri 1960, Enciclopedia dell'Arte Antica, voce «Ercolano» · D'Andrea, Di Lillo, Laino, Pesaresi 2019, ISPRS Archives XLII-2/W15, 359–364 · UNESCO WHC, lista 829 · Normattiva, D.P.R. 12/02/1969 n. 40, in G.U. 15/03/1969

La tesi, in una riga

Pompei è diventata illeggibile. Ercolano è diventata irraggiungibile. A Pompei cinque metri di deposito lasciano fuori i piani superiori e i tetti: la città resta raggiungibile dai recuperanti, dai saccheggiatori e da chi ci torna ad abitare, ma smette di essere comprensibile come città. A Ercolano venti metri di correnti indurite chiudono tutto: nessuno ci torna ad abitare sopra le rovine, ci si costruisce sopra una città nuova senza sapere che cosa ci sia sotto. Due modi diversi di sparire, dalla stessa notte.

Che cosa non ho verificato su Ercolano

Vale la stessa regola del resto del dossier: quello che non ho controllato è scritto.

⚠️ Lacune dichiarate

L'orientamento della griglia urbana. Il Parco e Maiuri danno i decumani paralleli alla costa con il mare a ovest e l'asse NO-SE; una pagina universitaria britannica dà la strada costiera in direzione NE-SO. Non l'ho risolto. Il modello 3D è perciò costruito nella convenzione di sito — Decumano Massimo a monte, mare a valle — e non nel nord vero. Chiuderebbe la lacuna una pianta georiferita con l'azimut dichiarato.

L'altezza del fronte di scavo in quanto tale, distinta dallo spessore del deposito. Non ho trovato nessuna cifra pubblicata. Servirebbe una sezione dell'Herculaneum Conservation Project o i rapporti geotecnici dei lavori di consolidamento della scarpata.

La distanza attuale del sito dal mare. Nessuna fonte, a nessun livello.

La consistenza del deposito. «Tufo duro» è la formula che circola dappertutto, ma la fonte peer-reviewed più vicina che ho letto (Camardo 2007) dice compact, non roccia. Se serve dirlo, dillo così: «descritto come compatto, la cui durezza rese lo scavo più oneroso che a Pompei», e marcalo da verificare.

Basilica, Augusteum, Basilica Noniana. La mappa ufficiale del Parco elenca «Basilica» e «Augusteum» come due voci distinte; altre fonti trattano i due nomi come sinonimi dello stesso edificio, e collocano su Cardo III una terza costruzione chiamata Basilica Noniana. Tre etichette, almeno due edifici, nessuna fonte che li riconcili. Nel modello ho messo solo la Basilica Noniana.

L'indirizzo della Casa a Graticcio: III.14 secondo herculaneum.uk, III.15 secondo il Madain Project.

10 — Dal canale al nome

La riscoperta, passo per passo

1592

Il conte Muzio Tuttavilla incarica Domenico Fontana di costruire il canale del Conte, per portare acqua ai mulini di Torre Annunziata. Il tracciato attraversa la collina di Civita.

1594–1600

Durante lo scavo del canale emergono monete e resti di edifici. Nessuno capisce che si tratta della città romana. Giunti 1983, pp. 126–127

1631

Eruzione del Vesuvio. Il cantiere e l'interesse per l'area vengono abbandonati.

1738

Iniziano gli scavi a Ercolano sotto Rocque Joaquín de Alcubierre, per volontà di Carlo di Borbone: cunicoli a oltre venti metri di profondità nel materiale vulcanico compattato.

23/03/1748

Primo cantiere sistematico a Civita. Vengono individuati parte dell'Anfiteatro e la necropoli di Porta Ercolano. Il cantiere viene poi sospeso per scarsità di reperti di pregio.

1750–1764

Karl Jakob Weber introduce planimetrie e inventari settimanali dei ritrovamenti: la prima documentazione degna del nome. Parslow 1995

1763

Il ritrovamento dell'iscrizione rei publicae Pompeianorum identifica finalmente il sito. Sono passati 1684 anni dall'eruzione e 15 dall'inizio dello scavo.

1860

Giuseppe Fiorelli assume la direzione e introduce il metodo stratigrafico e la numerazione per regiones e insulae.

2018

Regio V: la Casa con Giardino documenta i saccheggiatori antichi; l'iscrizione a carboncino riapre il dibattito sulla data dell'eruzione.

2023 →

Cantiere di consolidamento nell'Insula Meridionalis. Da lì vengono le evidenze pubblicate nel 2025 e nel 2026.

11 — La trappola

Una tesi diffusa che non regge

Circola la spiegazione che nel Cinquecento non si scavò perché sarebbe stato «delitto contro la religione disseppellire una città distrutta» dall'ira divina. È una frase che fa un ottimo effetto in una presentazione.

⚠️ Non usarla

La formula risale a Domenico Murano, ingegnere idraulico-militare dell'Ottocento, in un'opera sul Canal Sarno. Non è un documento cinquecentesco: è un topos storiografico ottocentesco. Se la porti a un professore di storia come spiegazione dei fatti del Cinquecento, ti chiederà la fonte primaria e non ce l'hai. Al massimo la puoi usare come oggetto di studio: come esempio di come l'Ottocento si raccontava il silenzio dei secoli precedenti.

12 — Il colloquio

Che cosa ti chiederanno

ChiDomandaDove sei coperto
StoriaChe prove hai che il sito fosse «dimenticato»?Nessuna — e la ceramica invetriata del XV secolo dice il contrario. Rovescia la premessa invece di difenderla.
StoriaSe le fonti sono mute, su che base ricostruisci?Su cultura materiale e stratigrafia, non su testi. È una scelta metodologica: dichiarala.
Lettere classicheSvetonio e Dione parlano di Pompei o della Campania?Dione nomina Pompei nella distruzione (66.23.3); i soccorsi riguardano la regione. Distinzione da tenere.
Lettere classicheSu quale edizione citi Marziale e Stazio?Non sei coperto. Vai su Teubner o OCT prima di scrivere.
EntrambiLa data: 24 agosto o autunno?Dione (66.21.1) colloca l'evento alla fine dell'estate; i manoscritti pliniani divergono; l'iscrizione a carboncino del 2018 ha riaperto il dibattito. Dichiaralo controverso, non risolverlo.
— Fonti

Bibliografia verificata

Verificata il 24/08/2026 su fonte primaria o pagina dell'editore; la sezione su Ercolano il 30/08/2026.

Fonti antiche

Svetonio, Divus Titus 8.3–4. Testo latino: LacusCurtius, University of Chicago.
penelope.uchicago.edu
Cassio Dione, Storia romana 66.21–24 (epitome). Traduzione Loeb, vol. VIII, 1925.
Pompei ed Ercolano nominati a 66.23.3 · stagione a 66.21.1
Plinio il Giovane, Ep. 6.16 e 6.20; Tacito, Hist. 1.2; Giuseppe Flavio, Ant. Iud. 20.144; Marziale 4.44; Stazio, Silvae 3.5.72–75, 4.4.78–85, 4.8.3–5, 5.3.205–208.
luoghi individuati via Ancient Rome Live — testo da controllare su edizione critica

Ercolano

Parco Archeologico di Ercolano. Area archeologica; La scoperta e gli scavi; I fuggiaschi; Il Teatro di Ercolano; Villa of the Papyri.
ercolano.cultura.gov.it · pagine ufficiali, lette il 30/08/2026 · fonte delle citazioni fra virgolette nella sezione 09
Pensa, A., Capra, L., Giordano, G., & Corrado, S. (2023). A new hazard scenario at Vesuvius: Deadly thermal impact of detached ash cloud surges in 79CE at Herculaneum. Scientific Reports, 13, 5622.
DOI 10.1038/s41598-023-32623-3 · peer-reviewed
Martyn, R., Craig, O. E., Ellingham, S. T. D., Islam, M., Fattore, L., Sperduti, A., Bondioli, L., & Thompson, T. (2020). A re-evaluation of manner of death at Roman Herculaneum following the AD 79 eruption of Vesuvius. Antiquity, 94(373), 76–91.
DOI 10.15184/aqy.2019.215 · lavora sui fornici 7, 8, 9, 10 e 11 · non fornisce un totale delle vittime
Camardo, D. (2007). Archaeology and conservation at Herculaneum: From the Maiuri campaign to the Herculaneum Conservation Project. Conservation and Management of Archaeological Sites, 8(4), 205–214.
descrive il deposito come compact, non come roccia
Petrone, P. (2019). The Herculaneum victims of the 79 AD Vesuvius eruption: A review. Journal of Anthropological Sciences, 97, 1–22.
DOI 10.4436/jass.97008
D'Andrea, A., Di Lillo, A., Laino, A., & Pesaresi, P. M. (2019). ISPRS Archives, XLII-2/W15, 359–364.
DOI 10.5194/isprs-archives-XLII-2-W15-359-2019 · GIS dell'Herculaneum Conservation Project · fonte della cifra dei 60.000 m² e del «fino a 30 m»
Maiuri, A. (1960). Voce «Ercolano». Enciclopedia dell'Arte Antica, Treccani.
rettangolo 370 × 320 m · Palestra 77 × 47 m · «16 e più metri» di deposito
Pappalardo, U. (1994). Voce «Ercolano». Enciclopedia dell'Arte Antica, Treccani.
dodici fornici · 230 vittime allo stato del 1994 · barca m 9 × 3 × 0,85
UNESCO World Heritage Centre, proprietà n. 829, Archaeological Areas of Pompei, Herculaneum and Torre Annunziata.
whc.unesco.org · fonte della citazione sull'integrità
D.P.R. 12 febbraio 1969, n. 40, in Gazzetta Ufficiale del 15/03/1969. Cambio di denominazione da Resina a Ercolano.
⚠️ letto il titolo del record su Normattiva e in G.U.; il testo integrale è bloccato al mio recupero — rubrica da verificare
Guidobaldi, M. P., & Esposito, D. (2013). Herculaneum: Art of the Buried City. Abbeville Press, pp. 21–26.
⚠️ citato tramite herculaneum.uk — non letto direttamente
herculaneum.uk (Dunn, J. & B.), pagine su strade, insulae e piante.
⚠️ fonte documentaria sistematicamente annotata ma non peer-reviewed · usata per indirizzi e disposizione delle insulae

Vulcanologia e stratigrafia

Sparice, D., Amoretti, V., Galadini, F., Di Vito, M. A., Terracciano, A., Scarpati, G., & Zuchtriegel, G. (2024). A novel view of the destruction of Pompeii during the 79 CE eruption of Vesuvius (Italy). Frontiers in Earth Science, 12.
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Mastrolorenzo, G., Palladino, D. M., Vecchio, G., & Taddeucci, J. (2002). The 472 AD Pollena eruption of Somma-Vesuvius (Italy) and its environmental impact at the end of the Roman Empire. Journal of Volcanology and Geothermal Research, 113(1–2), 19–36.
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De Simone, G. F., Perrotta, A., & Scarpati, C. (2011). L'eruzione del 472 d.C. ed il suo impatto su alcuni siti alle falde del Vesuvio. Rivista di Studi Pompeiani, 22, 61–71.
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Archeologia del dopo-eruzione

Zuchtriegel, G., Borsa, L., Onesti, A., Salvatori, L., & Scarpati, G. (2025). La rioccupazione nell'Insula meridionalis di Pompei dopo il 79 d.C. Riflessioni a margine dell'«inconscio archeologico». E-Journal degli Scavi di Pompei, 06/08/2025, 1–48.
Parco Archeologico di Pompei · open access · autori verificati sul PDF
[Autori da verificare] (2026). Pompei oltre il 79 d.C. Nuove evidenze dall'Insula Meridionalis, tra tarda antichità e Rinascimento. E-Journal degli Scavi di Pompei, 2026.09, 21/08/2026.
attribuzione discordante — vedi §04
Parco Archeologico di Pompei. Pompei dopo l'eruzione (scheda ufficiale) e comunicato del 24/10/2018 sui saccheggi antichi nella Regio V.
pompeiisites.org · fonte istituzionale, senza apparato bibliografico
Fiorelli, G. (1877). Guida di Pompei. Roma: Tipografia Elzeviriana, p. 59.
citato per il graffito «domus pertusa», VII.2.20

Sopravvissuti e storia degli scavi

Tuck, S. L. (2020). Harbors of Refuge: Post-Vesuvian Population Shifts in Italian Harbor Communities. In N. Bargfeldt & J. Hjarl Petersen (a cura di), Reflections: Harbour City Deathscapes in Roman Italy and Beyond (Analecta Romana Instituti Danici, Suppl. 53, pp. 63–77). Roma: Edizioni Quasar.
ISBN 978-88-5491-014-0
Tuck, S. L. (2025). Escape from Pompeii: The Great Eruption of Mount Vesuvius and Its Survivors. Oxford University Press.
ISBN 9780197678220 · pubblicato 20/10/2025
Parslow, C. C. (1995). Rediscovering Antiquity: Karl Weber and the Excavation of Herculaneum, Pompeii, and Stabiae. Cambridge University Press.
non consultato direttamente, citato via Pompeii Perspectives
Cooley, A. E., & Cooley, M. G. L. (2014). Pompeii and Herculaneum: A Sourcebook (2ª ed.). London: Routledge.
ISBN 9780415666794 · da consultare per l'apparato delle fonti antiche

Aggiunte della v3

Amato, V., Covolan, M., Dessales, H., & Santoriello, A. (2022). Seismic Microzonation of the Pompeii Archaeological Park (Southern Italy): Local Seismic Amplification Factors. Geosciences, 12(7), 275.
DOI 10.3390/geosciences12070275 · open access · unica menzione peer-reviewed trovata dei «suoli più recenti» sopra il 79
Rosi, M., Principe, C., & Vecci, R. (1993). The 1631 Vesuvius eruption. A reconstruction based on historical and stratigraphical data. Journal of Volcanology and Geothermal Research, 58, 151–182.
consultato tramite copia su Academia.edu — ScienceDirect bloccato
Sulpizio, R., Mele, D., Dellino, P., & La Volpe, L. (2007). Deposits and physical properties of pyroclastic density currents during complex Subplinian eruptions: the AD 472 (Pollena) eruption of Somma-Vesuvius, Italy. Sedimentology, 54, 607–635.
consultato tramite copia — pagina Wiley non raggiungibile
Di Vito, M. A., et al. (2024). Lahar events in the last 2000 years from Vesuvius eruptions – Part 1. Solid Earth, 15, 405–436.
open access · nessuna occorrenza di Pompei trovata nella ricerca testuale
Solin, H., Varone, A., & Kruschwitz, P. (2021). Corpus Inscriptionum Latinarum IV, Suppl. pars 4, fasc. 2. Berlin–Boston: De Gruyter.
ISBN 9783110729696 · commento a CIL IV 1205–7108 · fasc. 3 nel 2023, fasc. 4 non ancora uscito
Lindsay, W. M. (a cura di). M. Val. Martialis Epigrammata. Oxford Classical Texts.
ISBN 9780198146254
Shackleton Bailey, D. R. (a cura di e trad.) (1993). Martial, Epigrams, vol. I: Spectacles, libri 1–5. Loeb Classical Library 94. Harvard University Press.
ISBN 9780674995550 · contiene 4.44
Courtney, E. (a cura di) (1990). P. Papini Stati Silvae. Oxford Classical Texts. Oxford: Clarendon Press.
ISBN 9780198146834 · 200 pp.
Parco Archeologico di Pompei. Guida agli scavi di Pompei (PDF ufficiale).
66 ha di area archeologica, ~45 scavati · Palestra Grande ~140×140 m, piscina 23×35 m · Anfiteatro fino a 20.000 spettatori, 70 a.C. · sette porte
Ancient Graffiti Project (Washington and Lee University).
copertura parziale di Pompei: Lupanare, campus della palestra, Regio I ins. 8, Regio V ins. 1, tutta la Regio VIII
— Registro

Le cinque verifiche, e come sono andate

Due correzioni, un chiarimento, due questioni che restano aperte con l'indicazione di dove chiuderle.

VerificaEsitoChe cosa cambia
Numero CIL del graffito domus pertusa Correzione Il graffito era in greco; domus pertusa è la resa latina di Fiorelli. Nessun numero CIL trovato. Da cercare sul CIL IV a stampa: l'Ancient Graffiti Project non copre la Regio VII.
Depositi del 472 e del 1631 su Pompei Correzione Causa ritirata. Nessuna fonte scientifica documenta apporti di quelle eruzioni sul sito urbano. In compenso è emersa una lacuna nella letteratura, ora §08.
Edizioni critiche di Marziale e Stazio Risolto Lindsay (OCT) e Shackleton Bailey (Loeb 94, 1993) per Marziale; Courtney (OCT, 1990) per le Silvae. Dati verificati sulle pagine degli editori.
Autori dell'articolo E-Journal 2026.09 Aperto «Giuseppe Barbella» è il campo meta-author del CMS, non una firma. Archaeoreporter dà cinque nomi; nessun'altra testata conferma. Chiudi tu aprendo il PDF.
Tracciato del canale di Fontana Aperto Nessuno studio scientifico trovato sul percorso sotto la città né sugli affreschi che avrebbe intercettato. L'unica trattazione estesa è autopubblicata e legata a una tesi di ridatazione: non citarla.
— Lacune

Che cosa non ho verificato

Elenco esplicito, perché è la parte che ti protegge. Aggiornato alla v3.

  • Il testo greco del graffito di VII.2.20 e il suo numero CIL IV. Vanno cercati sul Corpus a stampa e sui supplementi De Gruyter.
  • L'attribuzione dell'articolo del 2026: il PDF supera i 30 MB e i miei strumenti non lo aprono.
  • Il tracciato del canale del Conte sotto la città e la versione secondo cui Fontana avrebbe intercettato affreschi e iscrizioni. Nel modello 3D il tracciato è schematico e dichiarato tale.
  • Rolandi, Barrella & Borrelli 1993 sull'eruzione del 1631 (JVGR 58, 183–201): non sono riuscito ad accedervi. Potrebbe menzionare Pompei — non posso escluderlo.
  • Le citazioni testuali da Sulpizio et al. 2007 e Rosi et al. 1993 vengono da estrazione automatica di copie PDF, non dalla lettura diretta dell'originale.
  • La lacuna dichiarata al §08 poggia su una ricerca web, non su una ricerca bibliografica su banche dati. Prima di metterla in un proposal, ricontrollala su Scopus, Web of Science o L'Année philologique.
  • Non ho consultato direttamente Parslow 1995, Cooley & Cooley 2014, né Tuck 2020/2025: ho verificato esistenza e dati bibliografici, non il contenuto pagina per pagina.